Viviamo in un’epoca in cui la parola simulator rappresenta un genere videoludico in costante crescita. Diffusa tra gli indie, l’idea del simulatore di vattelapesca è riuscita a stuzzicare numerosi videogiocatori per la sua natura che passa dal puro nonsense a una genialità incompresa. Esempi? Goat Simulator, Surgeon Simulator, Grass Simulator, e l’annunciato Rock Simulator.
Tra i titoli appartenenti al genere, ci è capitato tra le mani Ampu-Tea, un puzzle game/simulatore sviluppato dall’inglesissimo team dei ProjectorGames, che con una buona dose di autoironia e sadismo ha sfornato un prodotto difficile da definire.

Keep Calm and Make Tea
In realtà il nome ci viene subito in soccorso per capire bene con cosa abbiamo a che fare, dato che Ampu-Tea non è altro che un riferimento alla parola inglese “amputee”, che vuol dire “amputato”. Nel gioco infatti prenderemo i comandi di un arto meccanico, il cui scopo è quello di fare il tè. Esso sarà una diramazione del nostro braccio, in quanto avremo il totale controllo delle dita (attraverso la tastiera), del polso (attraverso il mouse), oltre ad avere piena libertà di movimento nello spazio sia sul piano orizzontale che sul piano verticale. L’obiettivo sarà quello di manovrare la mano robotica all’interno di una cucina, seguendo le istruzioni fornite da un blocknotes in alto a sinistra sullo schermo, per fare il classico tè inglese delle five o’ clock.
Fin qui niente di più semplice, considerando che la padronanza dei comandi si prende abbastanza in fretta. Il problema è iniziare a giocare, ed è proprio nelle meccaniche di gioco che ritroviamo il sadismo degli sviluppatori, rendendo un vera odissea gesti apparentemente semplici come prendere una tazza, mettervi dentro una bustina di tè, versare l’acqua bollente, e mettere una o due zollette di zucchero, a seconda della difficoltà che scegliamo. Perché? Perché gli oggetti attorno a noi saranno influenzati da ogni minimo movimento impercettibile che effettueremo. Ad esempio, delle tazze con simpatiche stampe sono riposte su uno scaffale, per cui dobbiamo operare lentamente e con precisione, in modo da inserire le dita attorno alla tazza. Se però piegamo male la mano, o ci sfugge il mouse di un millimetro, lo scaffale, messo sadicamente all’estremità del tavolo, precepiterà all’indietro, trascinandosi le simpatiche tazze e causando la loro rottura.
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Ci si divide allora tra il riso e il pianto, ma data la facilità dei comandi e dell’obiettivo, viene voglia di provare e riprovare. Il più delle volte ci ritroveremo a distruggere il piano di lavoro (c’è pure un achievement da sbloccare a riguardo!), eppure l’idea di mollare è lontana.
È proprio in questo effetto che risiede le natura di Ampu-Tea e dei giochi di simulazione citati nell’introduzione, ovvero causare ilarità e divertimento attraverso meccaniche di gioco inusuali e situazioni grottesche. Puro nonsense o grande genialità?
God Save the Tea
Ciò che rende particolare l’esperienza di gioco di Ampu-Tea è l’atmosfera. La musica è composta da un brano strumentale, che rimanda ai corridoi di Buckingham Palace, spezzato dai vari suoni di scena, come piattini che si rompono, scaffali che cadono, o rumori metallici causati dai movimenti del nostro braccio robotico. Probabilmente è proprio l’assenza di voci a rendere comiche e allo stesso tempo umilianti le nostre disfatte.
Quanto all’ambientazione, essa risulta essere piuttosto minimalista. Siamo all’interno di una cucina, nella quale troviamo gli oggetti indispensabili per realizzare il tè, anche se non mancano elementi di contorno, anch’essi fortemente ironici, come le già citate tazze o i fazzoletti con frasi irrisorie.

Quanto alla grafica, non si hanno grosse pretese, anche qui il minimalismo fa da padrone. Tuttavia dobbiamo riconoscere la particolare cura nella realizzazione dell’arto meccanico, su cui è possibile vedere gli ingranaggi che girano, i movimenti precisi delle dita, e le lievi sfumature metalliche. Insomma, niente di speciale, ma, d’altronde, non è certo attraverso il comparto grafico che Ampu- Tea vuole ottenere consensi.
Il tè è servito
Che ci riusciate o meno, non è importante giungere alla fine dell’avventura facendo questo maledetto tè, ma sono i numerosi tentativi per realizzarlo che rendono Ampu-Tea particolare. Descrivibile attraverso le parole “ironia” e “sadismo”, il titolo dei ProjectorGames si inserisce all’interno di un filone videoludico che negli ultimi tempi piace e fa scalpore, in quanto le regole classiche di un videogioco vengono totalmente scardinate. Niente trama, niente personaggi, dinamismo pari a zero. Per cui, se siete videogiocatori tradizionalisti, Ampu-Tea è da rifiutare come l’aglio per un vampiro, se però siete estimatori dei simulatori (in particolar modo di Surgeon Simulator, da cui Ampu-Tea trae spunto) e siete in cerca di un passatempo originale, avete trovato ciò che fa per voi.
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