Il curriculum di Shigeru Miyamoto sicuramente è ricco di successi che hanno cambiato profondamente l’immaginario videoludico che conosciamo, e presto sarà ampliato con un prestigioso riconoscimento da parte del governo del Giappone: quello dell’Ordine alla Cultura.
Il papà che ha dato i natali a saghe divenute leggendarie come Zelda, Donkey Kong e Mario riceverà infatti il suddetto premio dall’Imperatore del Giappone nel giorno della cultura della nazione (3 novembre). Inaugurato negli anni ’30, l’Ordine alla Cultura viene assegnato annualmente a coloro che hanno offerto un contributo all’arte, alla letteratura, alla tecnologia e alla scienza del Giappone.
Shigeru Miyamoto diventerà così il primo sviluppatore della storia dei videogiochi a ricevere quell’onore dal governo nipponico, che dunque si aggiungerà a un altro premio ricevuto nel 2019 sempre nel Sol Levante (il Person of Cultural Merit, letteralmente Persona dai Meriti Culturali).

Un riconoscimento prestigioso per Shigeru Miyamoto, frutto del lavoro di squadra
Nella conferenza stampa tenutasi alla sede di Nintendo a Kyoto, Miyamoto ha mostrato gratitudine e ha evidenziato l’importanza del lavoro di squadra (traduzione automatica):
A dire la verità provo un certo imbarazzo, ma sono contento di esser stato scelto per un onore così importante. Sento che finalmente la luce è stata puntata verso una forma d’intrattenimento fino ad oggi ignorata come forma d’arte.
Lo dico spesso: i giochi non sono qualcosa che si fa da soli. Questo premio è il risultato del lavoro svolto insieme a tanti altri colleghi e lo accetto con la sensazione che rappresenti proprio questo. Spero di continuare a creare cose che sono sempre al centro del salotto.
Shigeru Miyamoto ripercorre un estratto della sua longeva carriera nel mondo dei videogiochi e pone uno sguardo al suo futuro che, per un classe 1952 (74 anni il prossimo mese), è significativo:
Sono passati 45 anni da quando ho iniziato a creare giochi. Ma riflettendoci bene, essendo entrato in Nintendo nel 1977, in realtà ne sono trascorsi 50. Da lì ho iniziato a lavorare subito nell’ambito dei videogiochi, la cui natura stessa, all’epoca, non era neanche lontanamente definita. Penso di ricevere questo riconoscimento proprio perché ero presente fin dagli albori del settore. Credo di aver avuto una vita davvero fortunata.
Vista l’età non so quando arriverà il momento in cui non sarò più in grado di lavorare. Sono preparato a tale eventualità, ma voglio anche divertirmi e dedicarmi a ciò che desidero fare in questo momento.

Shigeru Miyamoto ha parlato anche di intelligenza artificiale
L’autore giapponese ha infine rilasciato alcune riflessioni sull’uso dell’IA partendo dal passato:
La nostra generazione ha vissuto un periodo di rapido sviluppo del computer, un momento in cui gli strumenti erano in continua evoluzione, passando dalle macchine da scrivere ai word processor. Per esempio, in passato ai designer veniva insegnato a scuola come creare bellissime lettere per i manifesti; possedere quella sola abilità era sufficiente per essere definito un “designer”. In alternativa, si potrebbe semplicemente prendere un design che era di tendenza all’estero, dargli un tocco “in stile giapponese” ed essere etichettato come designer.
Ma man mano che i computer e la tecnologia avanzavano, le vere capacità individuali di un designer, come il loro innato senso del layout, sono finalmente venute alla ribalta. Credo che l’IA generativa rappresenti un cambiamento simile.
Per Shigeru Miyamoto c’è una distinzione da fare tra “creare qualcosa” e “lavoro coinvolto nel processo”:
Quando si è pronti a creare si stabilisce prima una struttura ampia, poi inizia il lavoro pratico: seguire le attività, come riempire le lacune o perfezionare i dettagli.
La parte difficile è che questo lavoro può effettivamente essere abbastanza piacevole. Mentre l’atto della creazione è intrinsecamente soddisfacente, c’è un pericolo: si potrebbe trovare soddisfazione nel lavoro stesso e credere erroneamente che sia stato realizzato un lavoro di alta qualità. In questo senso, più l’IA sostituisce questi compiti, più offre l’opportunità di riflettere su cosa è veramente importante, che penso sia una cosa positiva.
Da qui, Shigeru Miyamoto giunge a una conclusione che in qualche modo ricordano le dichiarazioni rilasciate da Masahiro Sakurai in una recente intervista:
FonteGuardando indietro, ci sono alcuni disegni creati semplicemente copiando e incollando. Il fatto è che tale lavoro raramente resiste alla prova del tempo; manca la particolare intenzione di progettazione dell’individuo. Poiché il processo si basa sull’intento di un individuo, con il computer che funge da assistente per il lavoro, credo che anche mentre la tecnologia continua a evolversi, e anche se l’IA dovesse eventualmente gestire tutto, per noi ci sarà sempre un ruolo da svolgere.
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