In questo articolo
  1. A Perfect Brain
  2. Non ho detto gioia…
  3. Tra nostalgia e oggettività

Amplitude è un titolo che mi è rimasto nel cuore, lui e le migliaia di ore passate a giocarci su PlayStation 2, cosa abbastanza evidente dalla mia accorata anteprima. Finalmente, dopo tanti anni, Harmonix ci propone il suo remake/reboot del gioco, in seguito ad una campagna Kickstarter al cardiopalma fortunatamente conclusasi con successo. Cercando di placare la mia deriva nostalgica, vi racconto come sono andate le mie folli corse sulle autostrade neuromusicali del titolo dopo oltre dieci anni.

A Perfect Brain

Amplitude si divide in due modalità di gioco ben distinte, la partita veloce e la campagna: ebbene sì, il gioco offre una campagna che si discosta totalmente da quelle finora incontrate nei vari rhythm game usciti in questi anni, imponendosi di raccontarci una storia attraverso 12 tracce più 3 bonus in una sorta diconcept album creato ad hoc dai ragazzi di Harmonix, abili sviluppatori ma anche musicisti niente male. Tutto ruota attorno ad un team di scienziati e una macchina in grado di riparare le sinapsi danneggiate dei pazienti in stato di coma tramite stimolazione musicale, stimolazione che avverrà tramite il nostro pad premendo a tempo i tasti relativi alle note che andremo a suonare. Un’idea sicuramente originale quella degli sviluppatori e che risulta valida anche in sede di gioco, per quanto si giri troppo intorno alla stessa melodia, anche per gli standard di un concept album. Quel che sicuramente fa piacere, però, è che ilgameplay è rimasto intatto e dunque risulta ancora appagante come tanti anni fa. E’ stato bello spostarsi con agilità tra le varie corsie che rappresentano batterie, bassi, sintetizzatori e voci fotoniche, cercando di tenere alto il moltiplicatore e non perdere neanche una nota, in un’ambientazione psichedelico-elettronica che fa capire come gli avvisi sull’epilessia all’avvio di PlayStation 4 abbiano decisamente valore.

Tuttavia ci sono anche altrettante critiche che si possono muovere, ad esempio la scarsa varietà di situazioni nello sfondo di gioco, con visual ripetitive che finiscono per lasciare pochissimo spazio all’immaginazione, cosa di cui soffriva anche il vecchio Amplitude, unito ad una difficoltà decisamente sbilanciata: l’abisso che c’è tra la difficoltà intermedia e quella avanzata è immenso, al punto da generare principi di tunnel carpale a cui solo chi ha giocato i vecchi capitoli della serie è abituato, fermo restando che i fan delle sfide estreme avranno sicuramente pane per i loro denti.


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Non ho detto gioia…

La tracklist del gioco si compone, come detto, di 15 brani originali composti per la storia del gioco, ma trovano spazio anche diverse tracce dalle varie provenienze, a partire da una manciata di canzoni prese da altrettanti giochi indie, ad esempio Crypt of the Necrodancer e Transistor, più altri di svariati artisti (Freezepop! ndr), tutti legati da sonorità elettroniche di vario tipo, dubstep chillout e tanto altro; una selezione buona, ma che fatica a rimanere in testa, specie se si pensa ai nomi che popolavano i giochi precedenti, ad esempio Run DMC, Slipknot, Herbie Hancock e tanti altri che fanno impallidire la lista dell’attuale Amplitude, per quanto non influiscano sull’effettiva bontà generale.

Ciò che invece manca, non solo all’occhio di un fan, ma anche alla rigiocabilità generale, sono delle modalità extra: come vi ho detto all’inizio, il gioco ci offre una modalità campagna e una partita veloce dove rigiocare tutti i brani e migliorare il nostro punteggio, poi il nulla. E’ presente una modalità multiplayer esclusivamente in locale fino a quattro giocatori, divertente con gli amici ma che non regge il confronto con un’eventuale modalità online che avrebbe sicuramente fatto faville e che era già presente tredici anni fa su PlayStation 2, dunque non si comprende il motivo della sua mancanza. Da fan, invece, lamento la mancanza della modalità Remix, in cui era possibile giocherellare con TUTTE le tracce del gioco per creare nuove versioni dei brani, cosa altamente innovativa ai tempi e che donò al titolo una longevità impressionante, mentre lo stesso non si può dire della sua attuale incarnazione next gen dove la sua assenza, a patto di non essere dei veri maniaci del gioco, porterà inevitabilmente all’abbandono del titolo nel giro di poco tempo, vuoi per la mancanza di cose da fare, vuoi per la difficoltà elevata ad alti livelli.


Tra nostalgia e oggettività

Amplitude è dunque un buon gioco? Purtroppo una risposta semplice non c’è: nonostante i grossi difetti, i fan troveranno comunque intatto lo spirito originale dell’opera e potrebbero considerare pochi anche i circa € 20 richiesti per l’acquisto. Gli altri dovranno fare i conti con un’esperienza tanto intensa quanto breve, mossi soprattutto dal desiderio di possedere un gioco musicale che possa soddisfare una sete implacabile di sfida che Amplitude è assolutamente in grado di dare, pure troppo.

Se non si fosse ancora capito, Frequency e Amplitude hanno pesantemente caratterizzato la mia adolescenza passata su PlayStation 2, quindi la notizia di un remake mi fece volare dalla sedia. Peccato solo per un atterraggio mal riuscito e, probabilmente, per le mie aspettative troppo alte. Non parliamo di un flop in tutto e per tutto, ma chi ha avuto modo di giocare ai vecchi giochi Harmonix potrebbe rimanere scottato da questo titolo, mentre per le nuove generazioni potrebbe essere l’occasione per un viaggio retro che farebbe solo del bene.
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L'autore

Classe 1988, prende un pad in mano nel '94 e da quel giorno non se ne stacca più. Cultore del videogioco come ottava arte, resta aggrappato ai miti del passato ma con uno sguardo verso il futuro del gaming e delle sue potenzialità, a suo dire, infinite.

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