The Blood of the Dawnwalker: la figura del vampiro fra letteratura e videogiochi
La figura del vampiro si è evoluta negli anni, cambiando veste, fino ad arrivare a The Blood of Dawnwalker: vediamo il suo percorso fino ad oggi
Fra poco meno di un mese The Blood of the Dawnwalker arriverà finalmente sugli scaffali (reali e digitali) riportandoci, almeno in piccola parte, a quel sapore di fantasy gustato con The Witcher III. A differenza delle peripezie di Geralt però, la nuova fatica di alcuni degli ex developer di CD Projekt RED, al centro non vi sarà la figura di un cacciatore di mostri, anzi, le parti saranno proprio opposte. In questo titolo infatti impersoneremo un vampiro, o meglio un dawnwalker. Quando si parla di questi esseri la mente non può che partire dal capostipite, dall’archetipo, Dracula, primo ritratto della figura mostruosa del vampiro ad opera di Bram Stoker.
L’analisi che vi propongo oggi vedrà proprio lui come punto di partenza, dai romanzi fino ad arrivare al videogioco, nei panni di Coen (a proposito, se siete interessati a The Blood of the Dawnwalker, leggete la nostra ultima prova)
L’evoluzione del vampiro fino ai giorni nostri
Bram Stoker è stato uno dei primi scrittori ad aver successo nel riportare la figura del vampiro all’interno dei romanzi di fine ‘800. John William Polidori aveva già raffigurato la figura di questi mostri succhiasangue nelle sue opere, ma l’opera di Stoker ne traccia le linee in maniera molto diversa, ampliandolo. Il Dracula di Stoker è un mostro aristocratico, predatore, incarnazione del male e simboleggia la paura dell’ignoto, della morte e della contaminazione. È dotato di poteri sovrannaturali, al contrario del vampiro di Polidori che viene rappresentato come una figura più sfumata, ammantata sì di mistero ma meno minacciosa. Dracula è l’archetipo del male, una creatura che, se si manifesta, non lascia alcun tipo di scampo se non si è veramente pronti ad affrontarla.

Dracula è rappresentato come un aristocratico immortale, mutaforma, che si nutre di sangue, teme le croci e la luce del sole. Vive però in castelli isolati, lontano dai centri abitati ma che diffonde la propria maledizione. Il suo personaggio ha un significato simbolico, legato al tempo della sua creazione da parte di Stoker: non è altro che l’incarnazione di tutte le paure della società vittoriana. Rappresenta la paura della morte, delle malattie e dello straniero (non a caso Dracula vive lontano dall’Inghilterra). Rappresenta anche la repulsione e la repressione della sessualità tipica di quegli anni. Il vampiro è un parassita sociale che non prova alcun rimorso per ciò che fa e non muta nel tempo, non cambia come personaggio, non cresce: è un essere mitico e ancestrale da temere.
Il cinema classico
I tempi cambiano, dal cartaceo si passa alla pellicola e col passare del tempo il vampiro diventa un’icona. L’aspetto mostruoso lascia spazio a uno più elegante. Ciò che prima aveva connotati più mostruosi adesso appare molto più raffinato,
seducente, nobile e carismatico. La paura non nasce più soltanto dalla violenza ma dalla seduzione e Intevista col Vampiro ne è la dimostrazione più palese. Con Anne Rice si cambia completamente prospettiva: per la prima volta il protagonista del film è proprio il vampiro che non è più il mostro da uccidere o da combattere ma è invece colui che soffre.

I temi principali del film infatti vedono ciò che prima era una caratteristica principale del vampiro come una maledizione: l’immortalità è una condanna, non è un dono. Ciò che prima era un mostro adesso è divorato dal senso di colpa e inizia a ricercare Dio, soffrendo nella sua solitudine in quanto essere eterno e perde la sua identità. Il vampiro quindi si trasforma, da connotazioni che lo rendono profondamente diverso da noi si umanizza e si può quasi iniziare ad empatizzare con la sua figura.
Il vampiro contemporaneo
Agli inizi del XXI secolo la sua figura cambia nuovamente, divenendo una sorta di protagonista ma antieroe, simbolo di diversità e conflitti interiori. Nei videogiochi abbiamo infatti la possibilità di giocare proprio nei panni del vampiro, dove la libertà morale viene inserita come uno strumento per esplorare etica, potere e umanità sotto una nuova prospettiva, da essere con poteri sovrannaturali ma incluso spesso nella società (qualcuno ha detto Bloodlines?). Negli anni 2000 il vampiro diventa quasi un eroe romantico, come è stato dimostrato anche da media diversi dal videogioco come film e serie tv quali Twilight, Buffy l’Ammazzavampiri e The Vampire Diaries.
In queste nuove incarnazioni dei vampiri, questi sono esseri quasi sempre belli, giovani ma che devono controllare il loro impulso di sete di sangue, devono reprimere il loro lato mostruoso perchè vivono all’interno della società, in cui stanno provando ad integrarsi o lo sono già. Spesso infatti hanno anche interessi amorosi proprio fra gli umani, quindi il conflitto non è più fra gli uomini ed il mostro ma si sposta all’interno del vampiro. A lottare infatti è quest’ultimo contro i suoi istinti, contro la sua parte “malvagia” ma che è fonte dei suoi poteri sovrannaturali. Il vampiro rappresenta ormai il diverso che cerca integrazione.
La rivoluzione dei videogiochi
Nei videogiochi però c’ancora un po’ di ambivalenza sotto questo punto di vista. In titoli quali Castlevania il vampiro continua ad essere il male assoluto, nelle vesti di Dracula. Stessa situazione vi è anche in Legacy of Kain: qui vi è ancora la lotta fra bene e male ma con stratificazioni molto più complesse: si vestono i panni del protagonista, divenuto vampiro non per sua scelta, ma quest’ultimo diventa una sorta di eroe ambiguo. Kain abbraccia la sua nuova natura da vampiro ma al tempo stesso diventa violento e crudele, disposto a tutto per raggiungere il potere e non farsi manipolare da nessuno. Kain così mira a diventare indipendente, nonostante i suoi valori non siano sempre del tutto positivi, sceglie di non farsi guidare da nessuno. Apre alla riflessione sul destino, sul libero arbitrio e sul potere.

Una cosa simile succede anche in Vampire: The Masquerade – Bloodlines e in Vampyr, sebbene questi due titoli siano separati da un bel po’ di anni, parlando di data d’uscita. Il primo infatti segna probabilmente il punto di svolta, come anticipato qualche parola fa: i vampiri vivono nascosti tra gli uomini, hanno creato una società all’interno della società ma ogni clan rappresenta un modo diverso di essere mostruosi a suo modo. Anche qui tutto gira attorno al tema della componente umana e mostruosa, dettate dalle scelte e dalle azioni che si intraprendono all’interno del proprio percorso. Un po’ come in Vampyr, appunto, dove il protagonista è un medico trasformato in vampiro e le meccaniche ci obbligano a scegliere fra nutrirsi e diventare più potenti oppure risparmiare le vittime, sacrificando le proprie potenzialità. Il vampirismo diventa così una metafora del dilemma morale.
Giungiamo a The Blood of the Dawnwalker
In The Blood of the Dawnwalker si inaugura una nuova visione del vampiro: Coen infatti diviene sia predatore che vittima allo stesso tempo. Coen infatti è un Dawnwalker: umano di giorno e vampiro di notte, un po’ un mix fra il vampiro classico ed il diurno di Blade. La storia si svolge in una valle dominata da un’élite di vampiri che si presenta come benevola verso gli esseri umani, pur trattandoli come un “gregge” da amministrare. Il vampiro non è più solo un mostro ma diventa contemporaneamente oppressore, vittima, protagonista e simbolo del cambiamento.

Coen infatti diventa dawnwalker perché si sacrifica per tenere in vita la sua famiglia: accetta di divenire un vampiro per salvarli e quindi viene tenuto sotto scacco dall’elitè vampirica, ma al tempo stesso ne acquisisce i poteri. Coen quindi si tramuta in qualcosa che teme ed è costretto a cibarsi di sangue ma sviluppa poteri sovrumani: è il caso di dire che rappresenta una preda a cui vengono dati gli artigli da predatore. Sta al giocatore decidere quanto rimane dell’aspetto di vittima e quanto sviluppare il predatore: anche qui infatti il gioco ci metterà sicuramente di fronte a dei dilemmi morali da affrontare durante l’avventura.
L’evoluzione del vampiro può essere letta quindi come un progressivo passaggio da mostro misterioso ed inarrivabile ad essere umano complesso, fino a diventare oggi un simbolo di identità, potere e ambiguità morale. Dal Dracula di Bram Stoker al The Blood of the Dawnwalker, il vampiro ha subito una trasformazione radicale: da nemico da distruggere è diventato un personaggio in cui identificarsi. Se nel 1897 incarnava le paure della società vittoriana, oggi rappresenta soprattutto i dilemmi dell’individuo contemporaneo: il conflitto tra istinto e ragione, il peso dell’immortalità, l’ambiguità morale e la ricerca di un’identità in bilico tra luce e oscurità.
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