Nightflyers
In questo articolo
  1. Punto di non ritorno
  2. Personaggi con crisi di identità
  3. Nulla ha senso
  4. Chi si salverà?

Il buon George R. R. Martin non ha scritto solo fantasy ma anche fantascienza. I più accaniti fan del corpulento scrittore americano lo sanno benissimo e magari avranno già letto di questo Nightflyers, racconto divenuto adesso una vera e propria serie Netflix.

Nightflyers

Gli appassionati di fantascienza, per ora orfani di The Expanse e Altered Carbon, hanno quindi dovuto ripiegare su questa serie in un panorama che ultimamente è un po’ scevro di contenuti sul lato science-fiction, a meno che non si sia anche fan di Star Trek. Nightflyers si configura quindi come la valvola di sfogo della passione di molti possibili fruitori e il fatto che sia una storia scritta da Martin non può che gettare altra benzina sul fuoco delle aspettative. Nessuno si aspettava qualcosa di migliore rispetto a Game of Thrones, questo è certo… Ma nemmeno che si potesse toccare il fondo in questo modo.

Punto di non ritorno

Nightflyers parte da un presupposto molto semplice: cosa accade se si mettono dei personaggi legati in qualche modo fra loro su una nave diretta verso l’ignoto e (forse) verso il primo contatto con una razza aliena? La risposta corretta sarebbe “un bel niente” perciò Martin doveva far diventare saporito un cibo insipido a suon di ambiguità sessuale, visioni, misteri, complotti eccetera. Come solo lui sa fare. Un equipaggio si imbarca in quella che sarà un’avventura che ha ben poche speranze e già qui, fin dall’inizio di questa storia, sorgono i primi problemi.

Il protagonista, Karl D’Branin, parte per questa pericolosa missione con l’intento di salvare la Terra. Sua figlia è morta a causa di un virus, il Celio, e sua moglie si è fatta ricoverare in una clinica per poter seguire un percorso di oblio dei ricordi legati a questa spiacevolissima esperienza. Già qui nasce il primo problema. Per quale motivo la soluzione a una malattia virale dovrebbe trovarsi ai confini del sistema solare? Non ci è dato saperlo, quello che abbiamo sono brandelli di informazioni (Morpheus docet) riguardanti il Volcryn, un misterioso artefatto alieno comparso nel sistema solare che potrebbe contenere la soluzione a questo problema e anche la soluzione al fabbisogno energetico del nostro pianeta grazie all’energia Teke.

Nightflyers

Personaggi con crisi di identità

Da qui in poi tutto va in discesa (o in malora) e vediamo i membri dell’equipaggio tentare goffamente di farsi conoscere dallo spettatore. Per dare un’idea della follia che pervade la caratterizzazione di questi personaggi basti pensare a Melantha Jhirl (la statuaria e bellissima Jodie Turner-Smith) che deve avere problemi di sessualità marcati visto che si concede prima a Lommie (Maya Eshet), l’informatica ed esperta di hacking della Nightflyer, per il solo gusto di farsi vedere dalle telecamere del capitano Roy Eris ed arrivare così a fare sesso con lui nella puntata successiva. Lineare e logico.

Ugualmente lineare e logico appare anche il percorso dell’esobiologo Rowan (Angus Sampson) che all’inizio della serie, tramite un flash-forward, vediamo tentare di fare a pezzi l’equipaggio con un’ascia salvo poi tornare alla normale narrazione e vederlo simile a un orsacchiotto che ha perso la testa giusto per cinque minuti e al quale nessuno la fa pagare. O ancora la dottoressa Agatha Matheson (Gretchen Mol) che nella prima puntata si suicida e che nel corso della serie [SPOILER ALERT] scopriamo agisca in questo modo per far cessare la confusione mentale del sensitivo di bordo il quale non riesce a pensare per bene e a essere di aiuto alla missione se la donna non muore.

Nightflyers

Nulla ha senso

In Nightflyers nulla ha senso. I colpi di scena sono telefonati e lo sono talmente tanto da rendere interessanti giusto gli ultimi cinque minuti della serie, ma anche lì, alla fine di tutto, ci saranno buchi di sceneggiatura grandi quanto i buchi neri al centro della Via Lattea. Menzione a parte meritano gli effetti speciali che sono esattamente quelli dei primissimi anni 2000 e quindi indietro di una quindicina (buona) di anni. Il sangue in CG (computer grafica) è realizzato talmente male che vi sarà impossibile non ridere di fronte a tanto pressapochismo. La regia di Jonas Akerlund fa il compitino e si perde in infiniti primi piani di cui solo un occhio poco avvezzo al cinema non è in grado di cogliere la ragion d’essere e cioè coprire i setting che sono sempre gli stessi quattro ambienti che girano e girano e girano…

Nightflyers

Chi si salverà?

Voi fruitori di certo no. Si salverà chi non guarderà Nightflyers o chi la guarderà per imparare come non si scrive una storia (grazie Martin, sarà per la prossima), come non si gira una serie e soprattutto come non si realizzano degli effetti speciali. La cosa che fa più male però è la trama. Se siete giunti fino a questo punto (cosa di cui dubitiamo) dobbiamo dirvelo: possibile che nel 2019 si debba andare a copiare da Solaris? Il famoso libro di Stanislaw Lem divenuto film grazie ad Andrej Tarkovskij resta insuperato e nemmeno la penna di Martin riesce a raggiungere in questo caso uno dei veri maestri della fantascienza filosofica. Vi diamo un suggerimento quindi: recuperate questo libro e questo film.

4Insufficiente
Il voto di GameSource

Nightflyers era una serie che voleva dirci qualcosa. Su questo non abbiamo nulla da sindacare. Il problema è che il messaggio è confuso, la realizzazione è pressapochista e la messa in scena fa acqua da tutte le parti. In pratica non si salva niente a parte le intenzioni e si sa che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...

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L'autore

Di Claudio si dicono un sacco di cose, la maggior parte brutte e la restante parte pessime. Dicono che conosca lingue come il Cinese e lo Hindi, che puntualmente usa per lanciare anatemi sui detrattori, e che abbia una grande passione per la scrittura e i videogiochi. Ma sicuramente è tutto falso e probabilmente è una sorta di rettiliano che vuole controllare le nostre vite, per questo gli piacciono gli strategici e porta nel cuore Age of Empires II. Ah, il fatto che sia rettiliano ovviamente si traduce in un amore sfrenato per la fantascienza. "Aghtukan'ré bosh'libis!" Che in rettiliano significa: "Toglietemi questo bavaglio dalla bocca!"

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