Broken Lore Don’t Lie – Recensione PC
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Ho sempre trovato il format delle storie brevi particolarmente adatto per l’horror. A livello letterario molte delle storie horror più famose adottano o questa formula, come nel caso di molti scritti di Lovecraft o Edgar Allan Poe, oppure si presentano come antologie, il cui esempio più famoso è il Re in Giallo.
Nei videogiochi, la creazione di storie brevi è lasciata quasi completamente in mano a piccoli studi indipendenti. Questo comporta l’esistenza di decine di videogiochi horror dalla breve durata…ma dalla qualità altalenante. Broken Lore Don’t Lie è proprio un titolo molto breve, dalla durata di circa due ore, il quale racconta una storia horror psicologica molto astratta, incentrata sull’isolamento.
Ho visto questi stessi ingredienti utilizzati sia per creare esperienze memorabili, come Parasocial, sia per titoli…meno riusciti, come Nightmare Shift di cui vi ho parlato di recente. Fortunatamente, il team italiano di Serafini Production continua a dimostrare di avere talento e pur con risorse limitate, riesce a raccontare una storia intrattenente anche se forse mette un po’ troppa carne al fuoco senza il tempo di arrostirla.
Broken Lore Don’t Lie – Recensione PC
Broken Lore Don’t Lie è il secondo gioco della serie, side-quel di Broken Lore Don’t Watch. Le storie dei due titoli sono parallele, con personaggi comuni i quali interagiscono tra loro. Il terzo gioco, già annunciato, Broken Lore Don’t Play andrà a raccontare la storia dell’ultimo personaggio presente in questi titoli.
Cito questo fatto per introdurre una cosa, pur essendo una storia breve, Broken Lore Don’t Lie è molto più paragonabile ad un pezzo di un puzzle più grande, ad un episodio semi-autoconclusivo di una serie che eventualmente permetterà di connettere i puntini verso una storia generale più ampia.
Alcune cose rimangono aperte e non per aiutare il senso di terrore verso lo sconosciuto, ma perché sono affrontate, o probabilmente lo saranno, in altri contesti. Ciò non significa che Don’t Lie non funzioni come storia a sé stante, ma se giocherete prima Don’t Watch, capirete molto di cosa sta succedendo a Junko nella realtà di Broken Lore.
Quando dire la verità non è un’opzione.
La storia di Broken Lore Don’t Lie segue Junko, una ragazza hikkikomori, completamente isolata dalla società e con solo due conoscenze considerate “amiche”: Hideo e Shinji. I tre si sono conosciuti dopo essere stati curati allo stesso centro psichiatrico, il quale probabilmente sarà la vera causa dei problemi successivi del trio (sono loro tre, infatti, i protagonisti dei vari Broken Lore).
Nella speranza di riconnettersi con Hideo e Shinji, Junko li contatta ma al loro rifiuto di incontrarla, la ragazza ha un breakdown dal quale prova a uscire assumendo dei farmaci rilasciati dal centro psichiatrico e affidandosi ad una IA da compagnia.

Da questo momento, ha inizio una serie di scene chiamate dal gioco stesso “sezioni liminali”, essenzialmente delle sequenze astratte che esplorano sia i traumi di Junko, sia le sue azioni atte ad uscire dall’isolamento. Il gioco non dice molto in maniera diretta, lasciando piuttosto indizi verso cosa stia succedendo, una tecnica abbastanza comune nel videogioco horror indipendente.
Non è particolarmente difficile seguire gli eventi, anche perché i pochi dialoghi sono molto diretti. Il vero twist che rende Broken Lore Don’t Lie interessante è il suo tema principale: le bugie. Junko è una bugiarda patologica, incapace di affrontare la realtà se non mentendo.
Il gioco fa un lavoro interessante nel rappresentare sia il comportamento in sé, andando ad affrontarne anche le applicazioni più inquietanti tipo il gaslighting, sia le conseguenze che ha il continuo mentire. Certo, tutti abbiamo sentito la storia del bambino che urlava “al lupo” ma non pensiamo mai a cosa succeda ad un bugiardo abbandonato alle proprie menzogne per l’intera infanzia.
Ho apprezzato la scrittura, principalmente per questa sua originalità. Per quanto il tema del “falso” sia spesso trattato nelle storie giapponesi moderne, la “bugia” vista come una negazione malata della realtà è raramente esplorata, specie nei videogiochi.
Junko è affascinante nel suo essere un protagonista molto negativo e decisamente poco ruffiano. Il gioco accenna ai suoi traumi, ma non cerca mai di difenderla. Junko mente spesso e volentieri, senza premesse al giocatore e per motivi egoisti…ma anche disperati.
Non ci sono lunghi discorsi atti a creare empatia, né documenti numerosi documenti che spiegano come in realtà Junko sia una vittima, ma la scrittura è abbastanza confidente da sperare che il giocatore comprenda la disperazione di una bugiarda patologica completamente isolata dal mondo.
Nel farlo introduce molti argomenti, la pressione sociale per tenere una buona immagine, per il trucco, per il lavoro ben pagato, per il matrimonio visto come metodo per ottenere una stabilità economica, la tendenza ad ignorare le persone scomode, l’assenza di infrastrutture in grado di aiutare veramente le persone neurodivergenti prive di famiglie supportive e molto altro…

Direi persino “troppo” altro. Broken Lore Don’t Lie è un gioco breve, non ha il tempo di fare qualcosa di concreto con tutti questi argomenti. Molti finiscono per essere un po’ “buttati” senza contribuire molto alla storia. Una cosa molto intrigante è per esempio la presenza di una IA da compagnia, la quale peggiora il declino psicologico di Junko assecondando i suoi aspetti peggiori.
Questo è un pericoloso interessante e reale. Sta già succedendo ora, con ChatGPT e compagnia che tendono ad assecondare i loro utenti, risultando dannose nonostante i cosiddetti “limiti morali” a loro imposti. L’IA in Broken Lore è scritta molto bene, utilizza un linguaggio abbastanza vago da essere interpretata negativamente da Junko e al contempo non infrangere dei limiti morali.
Purtroppo tanti altri aspetti della storia non giovano della stessa cura. In particolare, il trattamento della neurodivergenza di Junko è rimandato a settembre. Non mi sento di bocciarlo, dato che il sequel potrebbe facilmente sistemare tutto rivelando che la sua diagnosi sia errata, tuttavia per ora gli scrittori peccano di “Blooberata”.
Come Bloober Team in titoli come Blair Witch o e The Medium, la malattia di Junko rischia di essere interpretata come una condanna incurabile e soprattutto come un mezzo pigro di introdurre allucinazioni utilizzate per rendere interessante l’esplorazione, ma che al contempo banalizzano la salute mentale rendendola un fenomeno paranormale.
Tutto ciò può essere risolto con un singolo colpo di scena, il quale personalmente trovo quasi scontato, però ad ora c’è il pericolo di Blooberata e non me la sento di ignorarlo.
Mezzo passo oltre il Walking Simulator
A livello di gameplay, Broken Lore Don’t Lie è molto semplice. Si tratta di un titolo che sta mezzo passo oltre il Walking Simulator. Essenzialmente, l’impostazione è quella del Walking Simulator ma con qualche gimmick extra atta ad aumentare l’interazione tra gioco e giocatore.
Non sono presenti vere e proprie meccaniche. A volte ci sono semplicissimi combattimenti in cui basta premere un tasto per attaccare e uno per difendere, altre bisogna interagire con l’ambiente per risolvere semplici enigmi, altre coprirsi gli occhi per sfuggire ad una specie di nemico stalker.
Tutte queste sezioni sono estremamente basilari. Se cercare un survival horror o un titolo alla Amnesia, Broken Lore Don’t Lie non è il vostro gioco. Piuttosto è probabile lo apprezzerete se siete fan di altri walking simulator, tipo Edith Finch, per quanto la qualità di scrittura sia minore.
Il gioco ha anche qualche bug, una volta ho dovuto spegnerlo e ri-accenderlo perchè Junko non voleva prendere il telefono e chiamare Shinji. Niente di troppo grave, ma in un’esperienza che ho completato in meno di due ore, è notevole io abbia incontrato diversi bug.

Broken Lore Don’t Lie è una storia breve interessante ma più godibile nell’ottica di un “capitolo 2” di una trilogia. Vi consiglio di recuperare prima Don’t Watch. Detto questo, la storia di Junko è interessante e tutto sommato ben scritta, con un importante asterisco che potrà essere tolto solamente dopo l’uscita di Don’t Play. Se siete fan dell’horror psicologico e dei walking simulator, ve lo consiglio caldamente.
Broken Lore Don't Lie è un horror corto ma interessante
Pro
- Storia interessante
- Sfrutta bene il suo tempo
- Le gimmick di gameplay funzionano
Contro
- Presentazione altalenante
- Qualche bug di troppo