Atelier Lulua: The Scion of Arland – Recensione

Recensito su PlayStation 4

Il panorama JRPG è descrivibile come una contraddizione di sé stesso. Nonostante sembri da anni in costante declino per quantità di titoli, in realtà risulta saturo di giochi mediocri che non portano sul piatto alcuna nuova idea e finiscono per essere brevi e dimenticate parentesi nella carriera videoludica degli appassionatiAtelier Lulua: The Scion of the Arland si pone in una posizione ancor più particolare: l’originale formula dell’ormai classica serie Atelier dona al titolo un loop di gameplay interessante e soddisfacente, tuttavia un’essenziale mancanza di coraggio e forse anche impegno in alcuni frangenti lo penalizza impedendogli di uscire a tutti gli effetti dalla insipida massa media dei giochi di ruolo giapponesi.

Possiamo dirvi fin da subito che, pur se la recensione evidenzierà diversi difetti, Atelier Lulua è un buon titolo, che consigliamo a fan della serie ma anche a chiunque fosse curioso di provare i giochi di Gust; essendo un buonissimo punto d’ingresso per come viene strutturato.

Atelier Lulua: The Scion of Arland

Atelier Lulua è ambientato anni dopo rispetto ad Atelier Rorona, titolo uscito nella generazione PS3, e ci metterà nei panni di Lulua, figlia della protagonista del precedente titolo, Rorona. Sebbene questa premessa possa sembrare un ostacolo per chi volesse avvicinarsi alla serie, Gust ha sviluppato sia la sceneggiatura che il sistema di tutorial per favorire i nuovi arrivati, facendo un ottimo lavoro su questo fronte. A peccare purtroppo, però, è la sceneggiatura in generale. Vi sono alcuni intrighi in grado di catturare l’attenzione e il gioco svolge un buon compito nel creare immedesimazione tramite il gameplay (di cui discuteremo in seguito) ma questi elementi vengono sprecati per due principali motivi. Il cuore di una buona sceneggiatura è nei personaggi, e il sangue che gli dà vita sono i dialoghi; Atelier Lulua purtroppo pecca in entrambi i campi.

Il cast di protagonisti è piuttosto blando. Ci troveremo dinnanzi dei “factory standard” dell’industria JRPG: il cavaliere orgoglioso ma che si vergogna alla presenza del gentil sesso, la ragazzina positiva ma disattenta, l’amica timida che cerca di farla ragionare ma finisce per essere coinvolta in folli idee e chi più ne ha più ne metta. Il cast del nuovo titolo di Gust non ci ha per nulla convinto nel concept e non è riuscito a farci ricredere anche dopo aver assistito ai numerosissimi dialoghi presenti. A livello di dialoghi il gioco alterna scenette inutili e pesanti da seguire a cutscene carine che però non fanno mai il passo extra per poter diventare memorabili. A questo si unisce una gestione delle cutscene insufficente, tipica appunto dei JRPG di basso rango degli ultimi 10 anni, prive di stile e con un lavoro di inquadrature veramente pigro e sterile.

Il gioco si redime però con il suo nucleo principale di gameplay: a differenza della concorrenza, Atelier Lulua (e gli altri Atelier prima di questo) si specializzano in un gameplay basato non sul combattimento, ma sul crafting. Ci saranno sezioni di combattimento a turni, ma il focus delle avventure di Lulua è sullo studio e scoperta dell’alchimia. Grazie all’Alchemyriddle, libro magico che solamente Lulua può leggere e completare, ci verranno continuamente date nuove ricette da scoprire trovando gli ingredienti giusti tramite gathering o combattimento.

Il loop che il titolo crea ci ha coinvolto parecchio: l’esplorazione in cerca del materiale giusto per poter decifrare la ricetta necessaria per proseguire, o per poter sbloccare la ricetta per potenziare l’arma di un personaggio, è divertente e rappresenta il più grande punto di forza di Atelier Lulua.

Atelier Lulua: The Alchemist of Arland 4

L’equilibro tra battaglie ed esplorazione è gestito quasi perfettamente, con un pacing di gioco che poche volte abbiamo visto tanto riuscito in un JRPG. Questo anche grazie alla divisione delle aree di gioco, solitamente piuttosto piccole, ma pregne di oggetti da raccogliere, che riescono a dare l’impressione di un costante senso di progressione del personaggio, anche quando magari in realtà ci si ritrova a non avanzare molto.

Il sistema di combattimento non è particolarmente complesso, ma presenta diverse meccaniche interessanti che lo approfondiscono il giusto per un titolo del genere, senza renderlo troppo impegnativo rischiando di oscurare il gameplay, ma senza risultare blando o banale.

Atelier Lulua: The Scion of Arland

Il comparto grafico del titolo è piuttosto gradevole, nel limite del budget riservato a Gust per questo progetto comunque molto di nicchia. Non stiamo parlando di modelli fenomenali come quelli del recente Kingdom Hearts 3, o nemmeno dell’esplosione di stile che è Persona 5, ma il risultato ottenuto dallo studio di Koei Tecmo è soddisfacente. I personaggi sono ben modellati e le ambientazioni gradevoli da vedere. Si notano molti dettagli non eccezionali scrutando i dintorni dei nostri personaggi, ma il risultato generale è comunque gradevole.

Non ci sentiamo invece di promuovere la colonna sonora, che abbiamo trovato blanda e priva di tracce memorabili; un vero peccato, specie per un titolo di questo genere, famoso per basarsi molto sul comparto musicale. A livello di prestazioni, il gioco si comporta molto bene su Playstation 4 Pro, senza presentare cali di frame-rate nè bug grafici o crash.

Atelier Lulua: The Scion of Arland


Atelier Lulua è un buon gioco che poteva sicuramente essere migliore. Crea un loop di gameplay interessante e coinvolgente, ma viene limitato da un cast di personaggi anonimi e banali. Consigliato sia ai fan della serie che a chi volesse conoscere i titoli di Gust, tuttavia non riesce a differenziarsi quanto serviva dalla mediocrità generale dei JRPG di questa generazione.

6.9

Pro

  • Gameplay loop soddisfacente
  • Ottimo pacing di gameplay
  • Graficamente gradevole

Contro

  • Sceneggiatura blanda
  • Personaggi anonimi
  • Colonna sonora poco ispirata
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