Stuntman: Hollywood è puro spettacolo visivo, con qualche accortezza che manca – Provato in GAMESCOM 2026
Saber Interactive riporta in vita la storica serie di racing acrobatico quasi vent'anni dopo, con licenze Universal tra Fast & Furious e Ritorno al Futuro.
Stuntman è tornato, e a gamescom 2026 io ho potuto mettere le mani sulla demo di Stuntman: Hollywood, primo capitolo della serie dopo quasi vent’anni di silenzio dall’ultimo episodio del 2007. Con l’aggiunta delle licenze Universal, il progetto di Saber Interactive è uno di quei ritorni che nessuno si aspettava e che vale la pena raccontare per bene.
Stuntman: Hollywood è un racing action in singolo giocatore sviluppato da Saber Interactive in collaborazione con Universal Products & Experiences, che riporta in vita la formula della serie originale: vestire i panni di uno stuntman professionista impegnato in riprese cinematografiche sempre più spettacolari, seguendo le indicazioni del regista in tempo reale per completare le acrobazie con la massima precisione e ottenere il punteggio migliore.
La grande novità rispetto ai capitoli storici è l’integrazione con proprietà intellettuali reali di Universal Pictures e NBCUniversal: tra i set ricreati ci sono Fast & Furious, Ritorno al Futuro, Knight Rider, Miami Vice e Death Race, con la possibilità di guidare veicoli iconici come la DeLorean o KITT. Gli sviluppatori hanno dichiarato di essersi ispirati, oltre che ai capitoli originali di Stuntman, anche a Burnout e Split/Second per quanto riguarda il senso di velocità, pressione e spettacolarità di ogni singola run.
Stuntman: Hollywood è attualmente in sviluppo per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, senza ancora una data di uscita precisa, e al momento non è previsto per Nintendo Switch 2.
STUNTMAN: HOLLYWOOD – Anteprima – GAMESCOM 2026
L’utilizzo delle IP Universal è sicuramente l’aspetto più elettrizzante di quello che ho potuto provare. Dopo una piccola demo che giusto giusto spiegava due-tre azioni, la demo mi ha lanciato dentro 4 livelli: Fast & Furious, Earthquake, Miami Vice, Jurassic World.
Non c’è ovviamente molto tempo di guardarsi intorno, quando devi mettere il piede sull’acceleratore e non staccarlo mai, ma lo spettacolo visivo, sia in termini di fluidità del gameplay che di puro intrattenimento, è di altissimo livello, a dimostrazione di quanto Saber voglia inseguire l’idea di un gioco prima di tutto bello da vedere e, appunto, spettacolare.
Non aver avuto nemmeno un singolo problema di framerate, con tutto quello che ho visto a schermo, è una piacevole sorpresa in una gamescom che invece qualche piccolo problema tecnico ce l’aveva sempre pronto, negli hands-on. Passo però al gameplay vero e proprio…
Stuntman: Hollywood ti dà una missione abbastanza semplice: arriva alla fine del percorso seguendo al meglio le indicazioni del regista, rispettando i varchi a tempo che trovi lungo il percorso e senza mai decelerare troppo. Se le meccaniche di guide sono ormai un movimento autonomo per le mani di un giocatore esperto, le indicazioni del regista e quanto il livello sia dinamico di fronte a te sono le vere variabili con le quali lavorare.
Il livello cambia moltissimo, di fronte alle ruote del tuo mezzo, e raramente ti trovi in un rettilineo per troppo tempo: vuoi per una derapata a bordo scogliera, vuoi per evitare un incidente multi-macchina causato dal tizio che insegui, curvare o passare raso-raso un qualche ostacolo è frequente, ma non troppo al punto da risultare noioso, anzi. Ogni livello ha delle piccole variazioni sulle meccaniche di base di curva, derapata, ecc, ma nulla che allontani troppo il feel di un livello dall’altro (a livello di comandi).
In parte è anche difficile, come dicevo, godersi le accortezze visive dell’uno o dell’altro livello: quello ambientato nel mondo di Miami Vice ad esempio riproduce fedelmente l’estetica di quel tempo e di quella serie, come invece Jurassic World ci piazza in moto vicino alle proiezioni olografiche di due velociraptor ammaestrati (uno dei due mi sembrava proprio Blu, tra l’altro). Sarebbe interessante integrare una sorta di replay del livello appena fatto, subito dopo la pagina delle valutazioni. Un po’ come guardare un pezzo di film, no?
Sono però le direzioni del regista quelle che, a mio parere, complicano il gioco sia in senso positivo che negativo.
Lo so, potrebbe essere una deformazione professionale, ma se penso al lavoro dello stuntman penso essenzialmente ad uno spartito: ogni nota una mossa o un’azione, ogni pausa un momento necessario per la sicurezza di chi lo stunt lo fa. Qui Stuntman: Hollywood sembra invece più catapultarti nell’azione, senza una vera visione strategica dell’intero stunt a inizio livello. Certo, il regista cerca sempre di darti, all’orecchio, un paio di stunt di anticipo (“alla prossima curva drifta poi evita l’ostacolo sulla sinistra”), ma non mi è mai risultato estremamente automatico eseguire tutto alla perfezione con il poco preavviso rispetto allo stunt e soprattutto con la poca preparazione che mi è concessa prima di far partire il mezzo.
C’è una quantità piuttosto morbida di errori che possiamo fare prima (i “take”) prima che il regista fermi la camera e chieda di resettare tutto – ergo di rifare il livello da zero – ma il come quegli errori vengono commessi è stata un’esperienza altalenante: se una curva presa con troppa aggressività era decisamente colpa mia (per tutte le 4 volte in cui mi ci sono schiantato), alcune letture del livello in movimento risultano oltremodo ostili, considerando la velocità alla quale dobbiamo effettuarle.

Condividendo i miei feedback con il team, ho capito che stanno ancora sistemando proprio quell’aspetto, ossia il tempo tra il comando del regista e quando quello stunt lo devi realmente fare, quindi non mi sento di giudicare troppo questa prova per questo specifico aspetto. In assoluto credo che, vista la spettacolarità dei livelli e quanto dinamici sono, un po’ più spazio di manovra a livello di tempistiche è proprio l’aggiustamento che Stuntman: Hollywood sembra necessitare. Tolto appunto questo aspetto, per quel che ho potuto provare, il gioco si piazza sicuramente in quella categoria di giochi che definirei “vecchio stile”: non per performance tecniche, ma proprio per una stagionalità di design che onestamente un po’ manca al mercato moderno. Quella dei Burnout, quella dei Motorstorm, quella degli Split/Second.
È soprattutto a chi manca quel feel di gioco che consiglio Stuntman: Hollywood, consapevole che in realtà la rinfrescata all’IP la presta ad un pubblico più ampio. Sicuramente, in un presente nel quale sembrano uscire tanti giochi dello stesso genere con tutti la stessa estetica, Stuntman: Hollywood si distingue arrogantemente dalla massa con una ricerca di spettacolarità – soprattutto visiva – che ora sembriamo riservare solo agli action in 3a persona, ma che nelle mani di Saber Interactive può essere in grado di restituirci una decina d’ore di sano divertimento, di quelli per i quali popcorn e soda sono necessari.