Phantom Blade Zero ed il wuxia: un legame da scoprire
Il legame fra Phantom Blade Zero ed il genere wuxia è molto più saldo ed evidente di quanto sembri: scopriamo questo legame e cosa è il wuxia
In un villaggio, un guerriero corre sul tetto di una casa, salta nel vuoto, atterra su un ramo sottile come se il suo peso non esistesse, sfodera la spada e affronta un altro combattente sospeso a diversi metri da terra. Entrambi si guardano, si osservano, si studiano. Le loro lame scintillano, prima di scontrarsi come se non ci fosse un domani. Sono sicuro che ti è sicuramente capitato, in un film, un videogioco o altri media simili di assistere ad una scena simile. E se ti dicessi che questa scena appartiene al wuxia, probabilmente non sarebbe una grande sorpresa. Ma se ti chiedessi cosa significhi wuxia, forse la risposta sarebbe meno immediata. La verità è che il pubblico occidentale riconosce perfettamente il linguaggio visivo del wuxia, anche se spesso non conosce il termine e quindi “non sa” cosa sta guardando.
Phantom Blade Zero – Cosa è il Wuxia?
Phantom Blade Zero (qui il nostro provato) includerà prepotentemente elementi wuxia ma in pochi, probabilmente, conoscono il significato di questo termine. Deriva ovviamente dal cinese ed è un termine composto da wu e xia. Letteralmente, il significato dei due termini è wu – arte marziale e xia – eroe/cavaliere errante guerriero. Questo però non si traduce semplicemente in “film di arti marziali”. Il wuxia è una sorta di immaginario narrativo in cui si mescolano insieme molti elementi, oltre ai due sopracitati: infatti oltre ai guerrieri erranti e alle arti marziali ci sono anche i temi di vendetta e giustizia, il rapporto fra maestri e discepoli, l’onore che ne consegue e spesso si ritrovano elementi come lo scontro fra scuole rivali, i clan e di una società che non rispecchia uno ad uno quella ordinaria, ma ne è un po’ separata, distaccata.

Durante gli scontri però (e non solo, dipende) c’è da dire che la fisica non segue regole normali. Si distorce, i guerrieri compiono salti fuori dal comune e sembrano essere leggeri come piume: si poggiano su fuscelli e saltano come trasportati dal vento. Ecco questo è uno degli elementi principali del wuxia.
Il momento in cui la fisica smette di essere una regola
Nel wuxia si vedono acrobazie assurda come il camminare sulle pareti, saltare sui tetti, rimanere in piedi su rami esili, combattere sospesi in aria o saltare per decine di metri come se si fosse sospesi in aria. Queste non si limitano appunto ad essere acrobazie fini a se stesse, giusto per essere “fighi”. Sono parte di un addestramento allucinante a cui di solito si sottopongono i guerrieri, sono traguardi che raggiungono solo grazie alla loro disciplina, al sacrificio e al loro maestro. Grazie a questa loro attitudine hanno raggiunto la padronanza totale di queste tecniche ed arti marziali, raggiungendo capacità quasi sovraumane.
Il fatto che i guerrieri sembrino aver imparato a ignorare il peso del proprio corpo prende il nome di qinggong, termine che può essere tradotto come “abilità della leggerezza”. Nella sua accezione legata alle arti marziali, il qinggong riguarda lo sviluppo di agilità, equilibrio, capacità di salto e controllo del movimento. Non nasce quindi come una vera e propria “magia”, ma come un insieme di abilità fisiche portate fino alle loro conseguenze più spettacolari. È proprio questa trasformazione a essere interessante. Il wuxia prende qualcosa di concreto e la porta oltre il limite umano. Nei romanzi e, successivamente, nel cinema, il maestro di arti marziali può così diventare quasi un essere sospeso tra terra e cielo: non ha bisogno di volare nel senso tradizionale, perché il suo corpo è diventato abbastanza leggero da rendere la gravità quasi irrilevante.

Da qui nasce una delle immagini più riconoscibili dell’intero genere: il guerriero che non combatte più soltanto sul terreno, ma sopra di esso. I tetti diventano strade, i rami diventano piattaforme, l’acqua diventa una superficie sulla quale correre. La verticalità prende il posto dell’orizzontalità e il combattimento diventa anche una forma di danza nello spazio. Nel cinema wuxia questa idea sarebbe poi diventata ancora più evidente grazie all’uso dei cavi, il cosiddetto “wire-fu”, che permetteva agli attori di sembrare letteralmente sospesi e di trasformare in immagini le prodezze che fino a quel momento appartenevano soprattutto all’immaginazione.
Ma il punto non è semplicemente che i protagonisti del wuxia fanno cose impossibili. È che il genere non sembra particolarmente interessato a chiedersi quanto sia realistico ciò che vediamo. Un combattimento wuxia non deve necessariamente mostrare cosa può fare davvero un essere umano. Può mostrare, piuttosto, come appare un essere umano che ha raggiunto la perfezione nella propria arte. È una differenza fondamentale.
Se un guerriero normale combatte sfruttando forza, velocità e tecnica, il maestro wuxia porta quegli stessi principi fino alla loro forma ideale. La forza diventa potenza quasi sovrumana, la velocità diventa movimento impercettibile, l’equilibrio diventa la capacità di combattere su una superficie impossibile, la tecnica diventa una sorta di linguaggio del corpo. L’impossibile, quindi, non è necessariamente una violazione delle regole del wuxia: è la rappresentazione visiva della maestria assoluta. Ed è forse per questo che queste immagini ci risultano così immediatamente comprensibili anche a migliaia di chilometri dalla Cina. Non abbiamo bisogno di credere che qualcuno possa davvero correre sull’acqua. Ci basta capire cosa quella scena vuole dirci: quest’uomo è arrivato a un livello di abilità che gli altri non possono nemmeno immaginare.
La strada del wuxia
Come avevamo anticipato, il wuxia è ben presente ormai da tempo nelle nostre menti. Il cinema cinese ha prima mostrato il genere al mondo e successivamente lo ha influenzato. Uno degli esempi più riconoscibili è un vero e proprio pilastro del cinema e delle arti marziali: Bruce Lee. Non stiamo proprio parlando di wuxia, nel suo caso, ma ha sicuramente dato una fortissima impronta al genere di film improntati sulle arti marziali ed ha contribuito enormemente a far conoscere il cinema cinese al resto del mondo.

Quello che potrebbe essere riconosciuto come una sorta di suo successore è Jackie Chan, che si avvicina anche di più nello stile cinematografico al wuxia. Nei suoi film Jackie Chan punta su acrobazia, fisicità ma anche sulla coreografia. Si avvicina a film wuxia veri e propri come A Touch of Zen, Once Upon a Time in China, Hero o il più famoso La tigre e il dragone (Crouching Tiger, Hidden Dragon). Quest’ultimo probabilmente è il film wuxia per eccellenza, diventando anche quello più famoso nella storia del cinema recente: ha tutti gli elementi che caratterizzano il genere compresse in 120 minuti.
Lo stile del wuxia però non si limita al cinema cinese. C’è un film che coglie buona parte degli elementi del genere, non è proprio wuxia, ma lo stile ci si avvicina molto. Parliamo del famosissimo Matrix che con le sue coreografie ed i suoi combattimenti deve molto sia al cinema “marziale” che al suo stile visivo. Altro esempio è anche Kill Bill: qui troviamo fortissimo il tema della vendetta, dei maestri, dei combattimenti coreografici e dell’estetica orientale, senza contare la scena mitica della Sposa contro i 100.
Il wuxia ed i videogiochi
Perché il wuxia funziona così bene nei videogiochi? Perché il videogioco può trasformare direttamente in meccanica ciò che nel cinema è spettacolo. Nel film guardi il guerriero correre sul muro. Nel videogioco sei tu a farlo. Nel film il combattente schiva una spada all’ultimo momento. Nel gioco devi premere il pulsante nel momento giusto. Nel film la spada sembra un’estensione del corpo. Nel gioco il sistema di combattimento può cercare di farti percepire esattamente quella connessione. Il wuxia è nato anche per rappresentare l’impossibile. Il videogioco è uno dei pochi mezzi capaci di trasformare quell’impossibile in qualcosa che il giocatore può controllare.
Ci sono svariati titoli che hanno assimilato elementi del wuxia nel loro gameplay, fra i tanti possiamo citare Prince of Persia con le acrobazie sui muri e la sua agilità sovrumana, Sleeping Dogs per l’ambientazione ad Hong Kong e le arti marziali che la fanno da padrone o Sekiro per gli scontri ad arma bianca e anche la verticalità o i suoi duelli coreografici.

Ovviamente fa (farà) parte del gruppo anche Phantom Blade Zero in quanto il titolo si inserirà sicuramente nella tradizione del wuxia, molto più dei titoli sopracitati ma con una particolare contaminazione: infatti conterà sicuramente, oltre al wuxia, anche su un’estetica dark e la spettacolarità derivante dal cinema contemporaneo, il tutto condito da un gameplay da action moderno.
Il wuxia al giorno d’oggi
I più potranno pensare che wuxia è un genere cinese che l’Occidente sta finalmente scoprendo. La verità è che non è proprio così: questo genere è già stato pienamente assorbito come stile dall’occidente, per poi essere reinterpretato a modo nostro: i guerrieri volanti, le spade diventare quasi strumenti magici, i duelli impossibili, i combattimenti acrobatici e le arti marziali come forma di espressione sono tutti elementi che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo senza nemmeno essere ricollegati a questo genere. Sono concetti che, man mano, sono stati separati dal loro contesto culturale originale.
Il wuxia è ormai parte della nostra cultura pop in sostanza ed è forse proprio questo il motivo per cui Phantom Blade Zero può risultare immediatamente familiare anche a chi non ha mai sentito parlare di wuxia. Non deve necessariamente spiegarti cosa stai guardando: ti mostra qualcosa che, in forme diverse, hai già visto decine di volte. Forse il vero viaggio non è scoprire un genere che non conoscevamo, ma riconoscere l’origine di immagini che pensavamo appartenessero già al nostro immaginario e non vediamo l’ora di riviverlo fra qualche settimana!
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