Tempi moderni
Abbiamo detto come il gioco sia lineare, e difatti è un continuo passaggio di area in area per incontrare nuovi nemici, da combattere o da cui fuggire, spezzando il ritmo dell’azione di tanto in tanto in stanze sicure dove poter salvare e personalizzare Aya. Per una volta tanto, linearità non è sinonimo di semplicità: si richiede un uso intelligente di coperture, abilità e armi, rendendo il gioco più vario del banale svuotare ignorantemente i caricatori addosso al nemico (Gears of War docet, ndr). Ogni nemico è dotato di debolezze e resistenze ai vari tipi di attacco, e, seppur completamente scriptati, offrono un grado di sfida elevato – specialmente ai livelli più alti, dove la loro resistenza è elevata e diventa necessario non sprecare le scarse munizioni, utilizzandole nel modo più efficace e facendo ampio uso delle abilità. Diventa critica anche la gestione della DNA board, con abilità senza il quale diventa impossibile vivere, specialmente contro i boss, immancabili e da affrontare con la dovuta intelligenza. Ogni tanto si assiste anche a qualche sequenza fuori schema, a bordo di veicoli, ma nulla di eclatante.
Ma se il gameplay è il punto focale del gioco, permettendo anche un’elevata rigiocabilità per coloro che non possono fare a meno di sbloccare tutto – salendo di livello, potenziando la DNA board e sbloccando le Feats, obbiettivi di missione che rendono disponibili nuove armi, costumi e persino cheats – è la trama che ne risente. Perché in tutto quello che han letto finora, è probabile che i fan si chiedano se stiamo davvero parlando di Parasite Eve. Dov’è finita la teoria evoluzionistica basata sui mitocondri? Dove sono finiti i vecchi poteri di Aya? Dove sono gli NMC? Perché non c’è nulla che colleghi i primi due episodi con questo? Che accidenti centrano i Twisted e i viaggi nel tempo? La risposta è: nulla, assolutamente nulla. Tutto una forzatura per far ritornare Aya Brea in azione dunque? Purtroppo sì. Un prodotto che di Parasite Eve non ha neanche il nome, che stravolge background, trama e personaggi per portarli all’interno di qualcosa di completamente diverso e che non ha nulla da condividere con lo splendore passato. No, non siamo dei criticoni (ma anche sì, e fiero di esserlo, ndr), ma quando l’atmosfera per il quale ricordiamo qualcosa, il ricordo nostalgico di una storia profonda e ottimamente narrata, viene completamente dipanato da questa specie di surrogato "modern-wannabe" non c’è gameplay che tenga.

Sessione su un carro armato
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C’era una volta Squaresoft…
Sorvolando sull’adattamento del gameplay alle meccaniche votate all’azione frenetica tanto in voga oggi, che in questo caso risulta molto valido, sono background e trama che lasciano davvero perplessi. Tutto è stravolto, dal character design e personalità degli stessi alla storia, i quali fatti non hanno nessun legame logico con i precedenti episodi e che, anzi, ne ignorano palesemente ogni aspetto. E a dirla tutta, non si sarebbe salvato nemmeno se si fosse dichiarato come un reboot, visto quanto è piena di buchi e forzature.
In definitiva: The 3rd Birthday meriterebbe due voti, un 8 se preso come prodotto a se stante, vedendolo come un gioco action di tutto rispetto per una console portatile, ma se confrontato con i predecessori non dovrebbe ricevere più di un 4 per colpa della trama banale e irrispettosa. Meno fanservice per farci vedere qualche texture denudata e più sostanza avrebbero sicuramente giovato.

"Perché, perché Square-Enix ha rovinato anche me???"
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